Ultima modifica: 23 aprile 2018

Uguali ma diversi

I bambini della primaria di Vobarno parlano di diversità

«Sai Odisseu, con certe persone la vita si è confusa all’ultimo istante». «In che senso?». «Ha sbagliato una virgola, ha messo il punto dove non doveva esserci. Ha dimenticato un occhio, un orecchio, un po’ di cervello, una mano. Si è confusa, si è fermata un millimetro prima. Mancanze lievi, rispetto a tutti gli impegni che ha la vita»….

Fulvio Ervas, “Se ti abbraccio non aver paura”.

Nel 2007 le Nazioni Unite hanno eletto il 2 aprile come la giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo: un’occasione per parlare di questo delicato disturbo neuropsichico e per non dimenticarsi delle famiglie e delle persone che ogni giorno hanno a che fare con l’autismo.

Per il terzo anno consecutivo anche la scuola primaria di Vobarno ha deciso di aderire a questa iniziativa, organizzando per mercoledì 11 aprile una giornata dedicata al confronto riguardo la tematica della diversità con i bambini che frequentano il plesso.

Anche quest’anno, grazie al gruppo delle insegnanti di sostegno, alla collaborazione di tutte le insegnanti curricolari e alla creatività dei bambini, la giornata si è trasformata in occasione di confronto e creazione di spazi di incontro e riflessione collettiva riguardo la tematica della diversità.

Quest’anno si è deciso di declinare la tematica dell’autismo in quella più ampia della “diversità” e del rapporto emozionale con la diversità, con l’obiettivo di muoversi verso una riflessione nella direzione dell’inclusività.

Si è deciso di attuare un breve intervento in tutte le classi del plesso, costruendo un percorso attraverso le emozioni che “il diverso” suscita, prendendo a stimolo il cortometraggio Pixar “L’agnello rimbalzello” e, attraverso brainstorming con i gruppi classe, favorire l’emersione di spunti di riflessione.

Come ogni anno, le insegnanti sono state piacevolmente stupite dai bambini che, con semplicità, sono riusciti a individuare i fulcri che rendono tanto complesso e affascinante il relazionarsi con la diversità nel tentativo di renderla motore di inclusione e arricchimento reciproco.

Alcuni bambini hanno sottolineato come la diversità – l’essere diversi – possa far sentire soli, vergognosi o anche umiliati. Ma hanno anche evidenziato la possibilità dell’incontro e della gioia dello stare e del fare insieme.

Il poter imparare reciprocamente non solo dalle risorse ma anche dalle mancanze, viste come strada per stimolare la creatività e l’ampliamento di prospettiva nella visione dell’altro e quindi del mondo.

Hanno sottolineato il dolore che provoca il giudizio sulla persona, facendola sentire isolata ed al contempo hanno individuato, nella vicinanza del fare insieme, la possibilità di creazione di spazi di incontro e conoscenza.

Hanno riconosciuto l’importanza dell’accettazione, come gradino da cui partire per la conoscenza, dell’altro ma anche di se stessi a confronto con l’altro.

In particolare quando la diversità dell’altro mette di fronte alle proprie paure e al proprio bisogno di appartenere ad un gruppo in cui riconoscersi e trovare “casa”.

Hanno sottolineato come la capacità di seguire i cambiamenti che la vita propone sia ingrediente fondante un percorso sereno di accettazione di sè e dell’altro.

Suggestioni, risate e anche un po’ di commozione di fronte alle riflessioni dei bambini più grandi, che hanno sottolineato concetti più complessi, emozioni intense, come quelle che discendono dal sentire scorrere su di sè il giudizio e la distanza che ne può derivare.

Il non riconoscimento di chi si è, come essere umano prima che come appartenente a precise comunità e/o parametri di “normalità”.

“Fa sentire di non esistere”, ha detto un bambino, “sentirsi diversi”.

“Essere derisi fa sentire soli”, ha aggiunto un altro.

Un altro ancora ha sottolineato come sia però necessario “rialzarsi e trovare amici con cui stare bene”. Ricordarsi dei propri “talenti” e delle proprie “capacità”.

Seguito a ruota da chi sottolineava come sì, “la vergogna porta a farsi piccoli e nascondersi” ma anche che “tutti abbiamo i sogni e tutti siamo vivi”.

La differenza fondamentale fra il “ridere con” e il “ridere di”, che spesso in altre età si trasforma in episodi di bullismo, è stata immediatamente rilevata anche dai bambini più piccoli, che hanno sottolineato che è “bello stare tutti insieme se ci si vuole bene”.

“Siamo tutti belli, ma siamo tutti diversi” hanno ancora sottolineato con semplicità.

E forse questo è il gradino su cui appoggiarci, anche come adulti, proseguendo e rendendo prassi quotidiana quello che in questo intervento è emerso.

Accogliendo, da insegnanti, le conoscenze che in questa giornata ci hanno proposto i nostri alunni.